GIULIO SPERANZA PHOTOGRAPHY
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BLOG

Il progetto "We are our Eyes" presentato sul sito ufficiale della Linhof.

2/7/2017

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ITA

Con mia grandissima soddisfazione la serie di ritratti "We are our Eyes" è stata presentata sul sito ufficiale della Linhof, famosa azienda di Monaco che produce da oltre un secolo quelle che ritengo siano le migliori fotocamere grande formato al mondo. Le mie foto sono state pubblicate insieme ai progetti di fotografi di tutto il mondo che utilizzano Linhof per il loro lavoro. E fa onore all'azienda bavarese il fatto che la mia ricerca fotografica su noi stessi e sulla nostra identità sia stata realizzata con una fotocamera Linhof Technika III dei primi anni '50, ancora perfettamente funzionante dopo oltre 60 anni di carriera. Il mio progetto ovviamente continua con rinnovato vigore e nel ringraziare tutte le persone che finora si sono fatte ritrarre invito chiunque volesse entrare a far parte di questa serie e di vivere l'esperienza di essere fotografati con un banco ottico d'epoca a farmelo sapere. 

ENG

I'm proud to announce that my series of portraits "We are our Eyes" has been featured on the official Linhof website, among other works by worldwide photographers working with the famous cameras made in Munich. Take a look!

Sul progetto/About the project

This project is about humans identity. I love to shoot pictures of several subjects, from nature to landscapes and from cityscapes to architecture, but what I really look for in the great majority of my works is ascribable to humans. So, I’m interested in many kinds of human-modified nature and landscapes scenes as well as architecture and cityscape pictures. Therefore, since I believe that all, in our world, concern and depend from the human being, I decided, with this series, to point my attention on ourselves. I think that most of what we are is in our eyes, the most important element in our face, that define our identity. Moreover, I’ve found very interesting the way every person put oneself in front of the view camera. Most of them are not prepared and someway embarrassed, loosing the “forced” portrait look. Something about the character emerge, because I ask simply to look into the lens. Finally, they are all equal in front of the camera, without distinction based on work, class and so on. Of course this is an ongoing project. I know when it started but I don’t know how long it will last, perhaps for a very long time.
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Il Bioparco di Roma

12/26/2016

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Bioparco di Roma, l'area delle tigri.
Prima di Natale sono stato con la mia famiglia al Bioparco di Roma. Mancavo da tantissimo tempo, da bambino praticamente, ed ora che mio figlio è abbastanza grande la voglia di tornarci era tanta. Conosco strettamente più di una persona che ci ha lavorato o che è un vero esperto in materia di zoo. Questo, unito alla mia formazione scientifica, mi ha fatto sempre pensare che queste strutture siano importantissime per la formazione culturale delle persone e per la ricerca scientifica e la salvaguardia degli animali.
La cattività ovviamente non è una cosa sempre piacevole per lo spettatore. Ci sono persone, che a volte comprensibilmente e onestamente, atre superficialmente o in mala fede, sono apertamente contro gli zoo, li osteggiano ed evitano accuratamente di visitarli. Secondo me, come accade per gran parte delle vicende umane, bisogna accostarsi all'oggetto del nostro interesse con un occhio il più possibile privo di preconcetti, cercando di analizzare le cose e giudicarle a ragion veduta. Quella che segue è stata la mia esperienza durante una tiepida e umida giornata di dicembre.
La storia dello zoo di Roma, ora bioparco, inizia nel 1911. Avevo sentito di condizioni abbastanza precarie anni addietro e di un rinnovamento avvenuto in tempi recenti. Complessivamente ho trovato tutto in condizioni più che buone. È vero che alcune strutture sentono il peso degli anni e andrebbero rinnovate, ma tutto era molto curato e pulito con molti operatori al lavoro dentro e fuori gabbie e recinti. Alcuni ricercatori intenti a  raccogliere dati e qualche famiglia a spasso con i bimbi ovviamente molto emozionati. Mio figlio non ha fatto eccezione: vedere dal vivo i tanti animali che aveva passato ore ad ammirare sui libri, imitandone il verso, è stato emotivamente assai intenso ed importante per lui. Dobbiamo pensiare che spesso la visita dello zoo è l'unica occasione che la maggior parte delle persone hanno per vedere specie più o meno "famose" ed "esotiche", passaggio fondamentale per la formazione di una coscienza ecologista, specialmente nei più piccoli. Questo passa anche  per il confronto con la cattività, che va presa non come simbolo della prepotenza umana nello schiacciare e schiavizzare ai suoi voleri le altre forme di vita, ma come strumento attraverso cui esemplari già nati in altre strutture, o vittime di bracconaggio e commercio illegale, malati ecc possono vivere dignitosamente, aiutando la ricerca scientifica che attraverso lo studio cerca soluzioni per la salvaguardia delle specie minacciate.
Credo che un errore che si fa spesso è quello di attribuire agli animali sentimenti umani, che cioè scaturiscono dall'uomo e che, salvo atti di fede, non possiamo sapere se propri anche di altre specie. Così, se è indubbio che ci possano essere dei disagi per gli esemplari in gabbia, bisogna credere che siano affidati alle cure di personale competente, che ne garantisca al massimo la salute le condizioni di vita migliori possibili. Dire: "che aria triste che ha quel leone" è una cosa che non aiuta oltre ad essere razionalmente sbagliata. Bisogna capire che la salvaguardia del mondo animale e della natura in generale non può prescindere dal confronto con la specie umana. Eden e paradisi perduti non esistono praticamente più nel mondo e ovunque è solo con lo studio delle necessità delle singole specie, e con il rapporto con le le società umane che inevitabilmente convivono negli habitat naturali fondamentali alla sopravvivenza di queste, che passa il futuro degli ecosistemi della Terra. In questo gli zoo, ovviamente se gestiti responsabilmente, posso essere di grande aiuto.
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Il comprensorio sciistico di Monte Cristo - Campo Nevada (Gran Sasso)

12/20/2016

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Una fredda mattina di metà dicembre lungo quelle che erano le piste e gli impianti di Monte Cristo. Linhof Technika IV 4x5", pellicola Tmax100, lente Nikkor 150mm.
Vi presento questa volta alcuni scatti relativi all'ennesima storia italiana in cui investimenti sbagliati, speculazione e abbandono si intrecciano con gli innegabili cambiamenti climatici. Il tutto in un'area oggi Parco Nazionale: gli impianti sciistici di Monte Cristo e le strutture di Campo Nevada, sul Gran Sasso in Abruzzo.

Monte Cristo è una tondeggiante prominenza montuosa alta poco più di 1900m (1928m per la precisione), posta tra Campo Imperatore e il "Piccolo Tibet" d'Abruzzo, di cui rappresenta un po' la fine verso nord-ovest. Appena più a nord si trova il Monte Scindarella, che ospita gli impianti e le piste di Campo Imperatore. Tra i due, la depressione della Fossa di Paganica con i resti della fu iniziativa edilizia di Campo Nevada. La strada che porta da Fonte Cerreto verso Campo Imperatore lambisce queste realtà prima di portare i turisti verso il famoso altipiano e le cime maggiori del massiccio.

Sugli erbosi pendii di Monte Cristo intorno agli anni '70 del 1900 erano stati messi in opera alcuni impianti di risalita, alternativa più bassa e relativamente protetta rispetto a quelli di Campo Imperatore, spesso funestati dal vento e dalle tormente. Gli impianti a fune salivano da ovest fino alla piatta cima della montagna e permettevano la discesa sul versante settentrionale fino alla Fossa di Paganica dove, collegata all'attività sciistica, era stata costruita e quasi ultimata una struttura alberghiera (anzi due).
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La vista verso sud-est dalla cima di Monte Cristo, con il piano di Campo Imperatore, il Monte Camicia sulla sinistra e in primo piano il fu skilift che saliva dalla Fossa di Paganica.
È una piacevole mattina di metà dicembre quando mi metto in marcia per un'escursione esplorativa di quest'area. Sono già stato in passato alla Fossa di Paganica, ma questa volta voglio avere un quadro più complessivo, salendo anche alla cima di Monte Cristo. Come purtroppo sta succedendo sempre più frequentemente negli ultimi anni, siamo a metà dicembre e sui monti non c'è un filo di neve. Solo qualche chiazza residua dalla modesta nevicata di novembre. Seguo una carrareccia frequentata dal bestiame che d'estate popola numeroso questi pascoli e arrivo, dopo una bella fontana, in una zona pianeggiante da cui partivano tre degli impianti del comprensorio, con relative costruzioni di servizio. Tutto ovviamente in avanzato abbandono. In una delle strutture ci sono ancora i vecchi cartelli con i nomi delle piste. Con un po' di fatica raggiungo la cima del monte, dove la fanno da padrone cavi d'acciaio arrugginiti e il vecchio skilift che saliva dall'altro versante. Peccato perché la vista verso Campo Imperatore, il Monte Camicia e il "Piccolo Tibet" è magnifica e insolita. Mentre qualche nuvola supera la cresta della Scindarella, ora di fronte a me, scendo velocemente sul versante nord verso le evidenti strutture edilizie di Campo Nevada. Qui pare che i soldi siano finiti poco prima del completamento degli edifici, che oggi versano in precarie condizioni e sono la casa estiva dei pastori con relativi greggi di pecore. Non c'è che dire, questa speculazione edilizia era e rimane un vero pugno nell'occhio, troppo fuori luogo tra questi spazi magnifici che davvero sembrano appartenere al continente asiatico o al far west americano. Mentre rifletto un forte vento e qualche fiocco di neve mi spingono a tornare.

Che dire, un luogo sospeso, come spesso accade alle realtà abbandonate, tra quello che era, il precario riutilizzo attuale e quello che potrebbe essere. La bellezza della natura di questi luoghi non si discute ed  sotto gli occhi di tutti. Le tradizionali attività agricolo/pastorali sono ancora attive e i prodotti tipici sicuramente qualcosa su cui puntare molto. Il Parco Nazionale resta una realtà un po' secondaria, ma comunque di richiamo. Lo sci, si sa, è stato ed è ancora un mito foriero di grande sviluppo economico e benessere. Penso però che oggi bisogna fare i conti con la situazione climatica che indubbiamente non è quella di una volta e realtà come quelle di Monte Cristo difficilmente funzionerebbero senza innevamento artificiale. Progetti fantomatici di un recupero delle strutture e collegamento con gli impianti di Campo Imperatore ci sono, ma restano solo sulla carta. Intanto l'abbandono rimane e chi ama questi luoghi come ve vorrebbe vedere queste tracce del passato cancellate o riutilizzate in modo intelligente per un vero sviluppo sostenibile del territorio.
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New collaboration with StenopeiKa - Nuova collaborazione con StenopeiKa per il progetto 8x10" in montagna!

12/15/2016

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Me (Giulio Speranza) on the left, Samuele Piccoli of StenopeiKa on the right and the current 8x10" folding camera (810SE2) model in front of us.
ENGLISH
I'm pleased to announce a new collaboration with StenopeiKa, a company from Pistoia, Tuscany, that produces hand made film cameras. Samuele Piccoli, with me in the picture above, designs, creates and sells everything with StenopeiKa logo, all with the utmost passion, novelty and precision of the best "Made in Italy" craftsmanship.

The big news is that I'll be the offical tester and photographer of the new generation of 8x10" wooden/metal folding camera, that promises to be even more lightweight and easy to use than the current 810SE2 model.

Samuele defined his new creation as the mountain photographer's large format camera and in fact I'll have the honor to test the new prototype of 8x10" camera to realize a photographic project about greater apennines mountains, shooting large format black and white pictures during this winter and beyond.

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ITALIANO
È con grandissima soddisfazione e orgoglio che annuncio la nascita di un nuovo progetto di collaborazione con
StenopeiKa, azienda di Pistoia che produce a mano fotocamere a pellicola. Samuele Piccoli, che vedete nella foto assieme a me, progetta, costruisce e commercializza tutto ciò che è marchiato StenopeiKa, il tutto con la passione, l'originalità e la precisione del miglior artigianato "Made in Italy".

Al centro della foto vedete il prototipo dell'attuale modello in produzione di fotocamera folding 8x10", la 810SE2, il cui progetto è alla base della nuova generazione di banchi ottici 8x10" in legno pregiato e leghe metalliche che promette di essere ancora più leggera e funzionale della già straordinaria 810SE2.

La grande notizia è che Samuele mi ha scelto come tester/fotografo ufficiale del nuovo prototipo, che vedrà la luce nei primi mesi del 2017 e che è pensato, tra le altre cose, per chi fotografa in grande formato in montagna e quindi è alla costante ricerca del compromesso tra l'attrezzatura che garantisca il massimo della portabilità e il massimo della qualità.
​
Avrò quindi l'onore di testare un prototipo della nuova fotocamera per realizzare un progetto di fotografia grande formato 20x25 sui monti dell'Appennino, che prevede escursioni di varia lunghezza e impegno, all'inizio di sicuro anche con la neve, volte a raggiungere i migliori punti di ripresa per scattare veri e propri "ritratti" delle cime più e meno note dell'Appennino.

Seguiteci nei prossimi mesi sul mio blog, sui profili facebook, sulla pagina facebook di StenopeiKa e soprattutto su una nuova pagina facebook che verrà creata all'approssimarsi della partenza ufficiale del progetto.
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Ordinary Rome in proiezione al MACRO di Roma

12/7/2016

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Ostia, 2016. Scansione da negativo Ektar100 4x5".
Con mia grande e inaspettata soddisfazione il mio progetto "Ordinary Rome" ha ricevuto la menzione speciale alla XV edizione di FOTOGRAFIA, Festival Internazionale di Roma. Il tema di quest'anno era "Roma, il Mondo", perfetto per questa serie di paesaggi urbani sulla Roma Ordinaria, quella che vivono i romani tutti i giorni e che non viene mai rappresentata con immagini di questi tipo. Ci si concentra sempre sul centro storico e i suoi tesori, dimenticandoci che gran parte della città e gran parte dei romani vive in tutt'altro luogo.

Alcune immagini del progetto saranno visibili in proiezione nella sala dedicata del MACRO, Museo dell'Arte Contemporanea di Roma in Via Nizza, assieme agli altri finalisti del concorso di quest'anno, fino all'8 gennaio 2017. Il mio progetto, che ritengo ancora in una fase iniziale e ben lungi dall'essere completato, continua. In grande formato!
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Venetian Diurnal premiato all'ND Awards 2016

11/27/2016

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Con grande soddisfazione ho appreso che una selezione della mia serie "Venetian Diurnal" è arrivata al secondo posto nella categoria Cityscapes/Paesaggio Urbano nell'ambito del prestigioso concorso fotografico internazionale ND Awards. Si tratta del secondo premio per queste immagini, dopo la menzione d'onore al Moscow International Foto Awards di un anno fa. Vi presento in questa gallery le 5 foto vincitrici, che ho leggermente rielaborato rispetto alla versione originale.

Si tratta di visioni urbane di Venezia in una luminosa giornata primaverile. Ho deciso di escludere i luoghi più famosi della città, già universalmente noti e fotografati, concentrandomi su visioni "ordinarie", popolate da turisti e abitanti. Per trasmettere la sensazione di bellezza e luminosità del giorno in cui le ho scattate ho anche optato per una decisa sovraesposizione.

Sono ancora più soddisfatto perché ho ricevuto anche altre tre menzioni d'onore, di cui due per fotografie scattate in analogico grande formato, tra cui quella delle Tre Cime di Lavaredo che vedete qui sotto. È la prima volta che accade e ciò non può che stimolarmi a continuare la mia ricerca, cercando sempre di migliorarmi e alzare l'asticella. 
Picture
Questo scatto delle Tre Cime di Lavaredo viste dal Lago di Misurina dal titolo "The B Side" ha ottenuto la menzione d'onore nella categoria Fine Art Landscape. Realizzato con una fotocamera grande formato (4x5") su pellicola bianco e nero, rappresenta appunto il "Lato B" delle Tre Cime, conosciute in pratica solo per il loro versante settentrionale. Questa vista però è caratterizzante di queste montagne così come lo sono le verticali pareti nord e vuole stimolare l'osservatore a non fermarsi alla parte più nota ed esteticamente attraente delle cose, ma a girarci intorno e approfondire con curiosità la ricerca, per avere una conoscenza più completa delle cose!
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Monte Terminillo tra passato e futuro.

11/8/2016

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Il Terminillo è la montagna più conosciuta nella Capitale, e infatti è nota anche come “La montagna di Roma”. Il suo versante occidentale è chiaramente visibile dalla città e circa un’ottantina di km di Salaria più un po’ di curve la separano dai condomini romani. Dall’alto dei suoi 2217 m domina la conca reatina ed essendo relativamente isolato rispetto agli altri gruppi montuosi dell’Appennino Centrale, dai suoi pendii si gode un panorama eccezionale. Se fino agli anni ’20 del 900 si poteva raggiungere solo tramite sentieri o a dorso di mulo, è con la visita di Mussolini che, negli anni ’30, inizia la “colonizzazione” per fini turistici, con la costruzione della strada e poi, nel 1940, delle piste da sci e della funivia. Il periodo d’oro è quello che va dagli anni ’50 agli anni ’70, quando diventa un vero e proprio punto di riferimento per il turismo estivo ed invernale per il centro Italia ed è frequentato anche da molte personalità di rilievo del mondo politico e dello spettacolo. Il declino inizia negli anni ’80, per mancanza di investimenti e per la concorrenza sempre più forte delle stazioni sciistiche abruzzesi, che sono ora raggiungibili molto più agevolmente grazie alla costruzione dell’autostrada Roma-L’Aquila. La situazione non è cambiata nell’ultimo periodo, gli impianti sciistici sono ormai obsoleti (si pensi che la funivia è ancora quella del 1940) e i numerosi condomini, alberghi e ville che sono nati negli anni del boom sono ormai quasi sempre vuoti se non abbandonati. Ci sono progetti di ampliamento volti a collegare le piste del versante Reatino con quelle di Leonessa, ma, come succede a tante cose italiane, tutto rimane sospeso per anni. 

È con queste informazioni in mente che mi sono avvicinato assieme all’amico fotografo Roberto Mirulla per una prima “esplorazione” fotografica del Terminillo. In realtà ci ero già passato diverse volte, ma la forma mentis con cui arrivavo era sempre quella dello sci alpinismo o del trekking, quindi gli aspetti socio-architettonici e la ricerca fotografica in senso lato non avevano mai attirato la mia attenzione. Ora però è tutto diverso. Anche gli strumenti sono cambiati. Con la Linhof Technika 4x5” e la Rolleiflex ho iniziato un nuovo percorso di conoscenza di questi luoghi.

La tiepida giornata di autunno inoltrato mi ha regalato emozioni contrastanti: paesaggisticamente parlando il posto era e rimane magnifico. Le grandi faggete che coprono i fianchi della montagna cedono gradualmente il posto ai pascoli e poi ai pendii via via più brulli verso la cima. La strada sale tortuosa regalando viste magnifiche verso ovest sulle dorsali montuose fino alla città che si perde nella foschia. Bello, ma, certo, questo era già così prima dell’antropizzazione, che poi è quello che mi interessa veramente. Ecco quindi che si arriva prima a Pian dé Valli e poi a Campoforogna. Ecco i grandi residence e condomini, ecco le ville più o meno eleganti perse tra gli alberi. Le piazzette, qualche negozio, la vecchia funivia e la grande chiesa di San Francesco. Sembra di fare un viaggio indietro nel tempo negli anni ’60. Sacche del periodo d’oro resistono accanto a palesi decadenze e timidi rinnovamenti. Si percepiscono le origini ante guerra, ci si perde nel marasma della speculazione del dopo guerra e poi... Nulla. Poi una troncatura, uno hiatus come direbbe un geologo. In effetti sembra di essere in una specie di limbo, una sorta di riedizione nostalgica degli anni che furono. Un po’ di gente c’è (è domenica). L’autunno certo non è da nessuna parte il momento del pienone, ma è indubbio che qui i tempi d’oro sono passati.  Salendo verso gli ultimi condomini più alti il discorso non cambia, anzi, c’è anche la diruta e assurda Villa Chigi (che i nostalgici chiamano “di Mussolini)”, però fa un certo effetto vedere il grande campo di atletica ben tenuto e curato. Forse qualcosa si muove e nel complesso tutto ciò che è di antropico non disturba neanche troppo, anzi interessa per quello che è e che ha rappresentato. Un momento della storia della nostra nazione in cui c’era una spinta che oggi dovremmo ritrovare, certo orientandola in altre direzioni magari, ma di cui avremmo un gran bisogno.
​

Torno da questo primo viaggio con tre scatti su pellicola piana e un rullo 120. Ho scelto il bianco e nero per questa volta, mi interessava iniziare con una analisi più formale ed estetica. Ma ci torneremo presto, anche con la neve. ​

Terminillo.net
Terminillo su Wikipedia
Picture
La chiesa di San Francesco al Terminillo (Pian dé Valli), costruita tra gli anni '50 e '60 del 1900. Linhof Technika IV 4x5", pellicola TMax100, lente Super-Angulon 90mm.
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Villa Chigi al Terminillo, costruita negli anni '30 del 1900 ed oggi in abbandono. Numerosi i progetti di recupero, per ora senza esito. Linhof Technika IV 4x5", pellicola TMax100, lente Super-Angulon 90mm, filtro giallo 12.
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L'ingresso di Villa Chigi al Terminillo, con splendido panorama verso sud. Linhof Technika IV 4x5", pellicola TMax100, lente Super-Angulon 90mm.
Segue una piccola galleria di immagini realizzate con fotocamera Rolleiflex 3.5F su pellicola Iford FP4+
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La Casa Sperimentale di Giuseppe Perugini in grande formato.

10/19/2016

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Dopo la prima esplorazione della Casa Sperimentale dell'architetto Giuseppe Perugini, di cui vi ho reso conto in un recente post del blog, sono tornato in compagnia di due amici per una sessione fotografica in grande formato e per uno studio preliminare di un progetto espositivo a cui stiamo lavorando e di cui sentirete, spero presto, notizie.
Per ora vi presento quattro foto, due in bianco e nero e due a colori, scattate su pellicola 4x5" (10x12cm) con l'amata Linhof Technika IV e obiettivi Super-Angulon 90mm e 65mm. Come potete vedere si tratta di immagini di analisi e documentazione, con cui cerco di rappresentare gli spazi interni ed esterni di questa mutevole struttura. Ho scelto di scattare sia a colori che in bianco e nero perché quest'ultimo ritengo permetta un'analisi più precisa dei volumi e della luce, mentre il colore è doveroso visto l'uso del rosso sia all'interno che all'esterno della casa. Entrambi i tipi di pellicole sono in questo caso funzionali allo scopo degli scatti.
Rimane, dopo questa seconda visita, il rammarico per le condizioni in cui versa la "Casa Sperimentale". La speranza è che si riesca a trovare una finalità, magari in linea con le intenzioni dell'architetto, per questi spazi. Noi ci proveremo con il nostro progetto!
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La Casa Sperimentale di Giuseppe Perugini, vista dall'ingresso. Linhof Technika, pellicola TMax 100, obiettivo Super-Angulon 65mm.
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La Casa Sperimentale di Giuseppe Perugini, interno. Linhof Technika, pellicola Ektar 100, obiettivo Super-Angulon 65mm.
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La Casa Sperimentale di Giuseppe Perugini, interno. Linhof Technika, pellicola TMax 100, obiettivo Super-Angulon 65mm.
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La Casa Sperimentale di Giuseppe Perugini, vista dell'esterno, con la "piscina", la scala rossa di accesso e le strutture portanti. Linhof Technika, pellicola Ektar 100, obiettivo Super-Angulon 90mm.
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Primo contatto con la New55 PN: l'analogico è più vivo che mai!

10/3/2016

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"Real photography, without a darkroom". Così recita il motto dell'azienda americana New55 Film, di cui vi descrivo oggi uno dei prodotti più interessanti: la New55 PN, pellicola istantanea negativo-positiva 4x5" (10x12cm).

C'era una volta la Polaroid Type 55, pellicola istantanea di tipo "peeling" che produceva una stampa positiva ed un negativo di alta qualità, grana fine e ricchezza di dettagli, che poteva essere stampato a contatto o ingrandito. Una pellicola eccellente la Type 55, che per di più permetteva, senza la necessità della camera oscura, di ottenere positivo e negativo nel giro di pochi minuti. Potete immaginare lo sconforto dei tanti appassionati di questo materiale che uscì di produzione nel 2008 a seguito della bancarotta della Polaroid.

Nel 2010 un gruppo del Massachussetts annuncia l'inizio della ricerca volta alla produzione di una nuova pellicola tipo 55, la New55 appunto. La produzione del nuovo materiale, dopo una campagna su Kickstarter, inizia nel 2015. Ho avuto modo di provarla nei giorni scorsi, e sono qui a raccontarvi e mostrarvi i risultati.

La New55 PN è una pellicola istantanea negativo-positiva in bianco e nero per ora disponibile nel formato 4x5". Si tratta, come detto, di una pellicola peeling, in cui, dopo lo sviluppo, il positivo si separa manualmente dal negativo (si stacca letteralmente). Si usa con tutte le fotocamere 4x5" dotate di "international back" (praticamente tutte dagli anni '50 in poi), ed è necessario il Polaroid 545 film holder, ovvero una cartuccia metallica con un sistema di rulli che serve ad esporre e poi a sviluppare la pellicola. Gli holders si trovano usati su internet molto a buon mercato. La sensibilità della pellicola è ISO 50 ed il tempo di sviluppo è di 2 minuti. In pratica dopo lo scatto si estrae la cartuccia dall'holder, si aspettano i 2 min e poi si procede al peeling. Il positivo si fa asciugare, mentre il negativo va fissato in una soluzione di Ilford Rapid Fixer 1+1 per due/tre minuti e poi sciacquato. La cosa grandiosa è appunto che in pochissimo tempo e senza alcuna necessità di essere al buoi si ottiene un stampa a contatto ed un negativo di alta qualità. Qui sotto vedete i miei primi scatti, di cui parliamo di seguito.
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Ritratto di Elisa, scansione del negativo. Luce diurna (ombra piena).
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Ritratto di Elisa, scansione della stampa istantanea (positivo).
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Still-life, luce mista principalmente artificiale, scansione del negativo.
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Vista su Roma, scansione del negativo. Macchie dovute ai rulli sporchi. Scansione del negativo.
Le prime due foto sono il risultato di un ritratto a mia moglie Elisa, scattato in luce diurna (ombra piena). A sinistra vedete la scansione del negativo, a destra la stampa positiva. Notate innanzi tutto il tipico bordo sfrangiato dell'immagine, dal sapore decisamente vintage! Mentre la stampa è molto morbida e ha una tonalità seppia, il negativo è di alta qualità, con grana fine e ricchezza di dettagli. Nelle altre due foto uno still-life di alcune bottiglie in luce artificiale ed un paesaggio urbano, in entrambi i casi sono le scansioni del negativo. Quella sorta di "nebbia" che copre il cielo nel paesaggio urbano è dovuto alla sporcizia rimasta sui rulli dell'holder dopo la prima foto.

Ed ecco le mie considerazioni. Era la prima volta che scattavo con questo tipo di materiale e quindi ho scontato sulla mia pelle i classici errori dei principianti. Su un totale di 5 ho buttato due cartucce: nella prima per un errore in fase di esposizione e la seconda perché la clip metallica che tiene chiusa la confezione si è sfilata ed il negativo ha preso luce. Del ritratto sono molto soddisfatto, il negativo è di alta qualità e facile da ottenere. La stampa è forse fin troppo morbida, ma ha un sapore davvero d'epoca che può essere un valore aggiunto. Alcune raccomandazioni: maneggiate con molta attenzione le cartucce perché la clip metallica si può aprire facilmente. Al momento dello scatto, quando estraete la dark slide come da istruzioni (guardate questi rapidi video per carpire), fate attenzione a non sfilarla del tutto. Il momento topico è quello dell'estrazione della cartuccia per svilupparla: il movimento deve essere continuo e non troppo rapido per spargere bene i chimici. Quando sciacquate il negativo tenete conto che l'emulsione è estremamente delicata, quindi occhio ai graffi e non mettetela mai sotto il getto diretto del rubinetto, potreste rovinarla. Tenete sempre molto ben puliti i rulli dell'holder, o lo sviluppo può essere disomogeneo con presenza di chiazze e macchie.

Per concludere, veramente una cosa positiva per chi ama l'analogico che ci siano piccole aziende che reinventano materiali di qualità come questi. Il problema sono sempre i costi, veramente molto alti (75$ per una confezione da 5 cartucce!!), ma tutto ciò è la prova che il mercato dell'analogico è più vivo che mai! È già in fase di sperimentazione una pellicola colore (solo positiva, senza negativo) sempre 4x5" e l'azienda produce altri interessanti articoli!
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Una foto per un'analisi del territorio.

9/9/2016

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Della fotografia come analisi e descrizione del paesaggio ho già parlato in un altro post. Qui vi presento un esempio sul tema, o una variazione se volete, mostrandovi come una foto, una di numero, possa essere utile ad una valutazione, come in questo caso, della qualità e quantità di utilizzo del suolo in una data area. Tema quasi scientifico in effetti, ma in realtà denso di significati.

​Prima di tutto, il dove siamo: Valle dell'Aterno, non lontano dall'Aquila, tra i comuni di Fossa e Poggio Picenze. Poi il quando: luglio 2016. Aggiungo un "da dove" (è stata scattata la foto): bordo della rupe del Castello d'Ocre. Ok, gli elementi base ora li conosciamo. Vediamo di approfondire con le immagini della gallery che vedete in alto.

Queste fotografie ci danno una descrizione asettica e impersonale (acritica dovrei dire) della zona e ci permettono di fare alcune valutazioni. A quanto pare abbiamo a che fare con un'area a vocazione agricola, non sappiamo cosa si coltivi dato che c'è già stata la raccolta, ma presumibilmente grano. Area per lo più pianeggiante, se si eccettua il pendio in lontananza coperto di alberi e arbusti e il punto di scatto della foto (decisamente in alto rispetto al piano). Non è una foto aerea, questo ve lo dico io. Accanto all'agricoltura sembra stiano prendendo piede anche alcune attività industriali. Non è dato sapere da quanto tempo vi siano qui attività di questo tipo, ma di certo il consumo del suolo per questo fine sta procedendo a grandi passi, come si nota dal grande capannone in costruzione e da altri terreni in preparazione. In effetti, se si eccettuano i versanti montuosi in fondo, l'utilizzo del suolo per gli scopi appena citati è pressoché totale.

Veniamo ora alle considerazioni sui centri urbani. Se ne vedono in lontananza, ma sono troppo distanti per una valutazione oggettiva. Vediamo prima di tutto il più vicino. Si tratta di un borgo apparentemente antico, bei tetti, torre e vecchia cinta muraria, chiesa e piazza. Si tratta del paese di Fossa. Se ci soffermiamo un po' ad osservare, notiamo due cose: non c'è praticamente nessuno, né macchine né persone. Il fianco della chiesa è puntellato. Aha, ma è vero, qui 7 anni fa c'è stato un forte terremoto, certo. Difficile valutare la situazione del paese da qui, ma qualche indicazione l'abbiamo avuta. Proseguendo si nota il piccolo agglomerato di Cerro. Un gruppo di casette ordinate e qualche costruzione più vecchia. Di quando saranno le casette? Prima o dopo il terremoto? Forse prima, data la dimensione delle piante nei giardini, ma non è detto, difficile dire. Anche qui in pratica nessuna macchina. Proseguendo ancora si può osservare un altro nucleo. Questo si sembra fatto di casette post-sisma, quasi dei MAP. Più altre strutture che fanno pensare alla ricostruzione (o meglio alla costruzione). Qui invece di macchine ce ne sono eccome, quindi una zona residenziale discretamente abitata, Forse da quelli di Fossa?

E ovviamente si potrebbe proseguire! E pensare che tutto ciò si può desumere in base ad una sola foto, di cui le immagini in alto non sono altro che dei dettagli. Magari se date questo materiale ad un botanico vi dice che alberi ci sono, ad un architetto che vi dirà lo stile delle abitazioni ecc. Insomma tutto ciò per dire che un'immagine scattata con criterio può essere una inesauribile fonte di informazioni. In questo senso l'uso del grande formato dà quella ricchezza di dettagli e precisione formale che è ideale in casi di studio come questi.
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La valle dell'Aterno vista dal Castello d'Ocre. Linhof Technika IV, pellicola Ektar 100, obiettivo da 150mm.
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